di Leonardo Brembilla

Nel mese di agosto tanti di noi hanno seguito giorno per giorno, con apprensione, le drammatiche vicende afgane, il caotico ritiro delle truppe NATO dal paese e la contemporanea, rapidissima avanzata dei Talebani, arrivati a riconquistare la capitale Kabul mentre l’evacuazione occidentale era ancora in corso.

Tommaso Claudi, console italiano a Kabul, durante l'evacuazione all'aeroporto di Kabul
Tommaso Claudi durante l’evacuazione all’aeroporto di Kabul

Tra le tante, spesso terribili, immagini che rimarranno indelebili a raccontare un momento che in futuro riempirà le pagine dei libri di storia, una in particolare ha rappresentato per noi italiani un simbolo di speranza ed una fonte di orgoglio: si tratta della foto che immortala il giovane console a Kabul, Tommaso Claudi, mentre aiuta un bambino afghano a scavalcare il muro che lo separa dalla libertà.

La foto di Claudi in piedi sul muro, con indosso il giubbotto antiproiettile e le scarpe da ginnastica ai piedi, ha fatto il giro dei social, divenendo uno dei simboli delle vicende concitate di quei giorni. E se da un lato l’immagine non deve servire a cancellare le responsabilità occidentali nel disastro afgano, essa rende il giusto merito a chi ha portato avanti, in condizioni difficilissime, un’operazione senza precedenti, che ha visto l’Italia in prima fila nell’evacuazione di persone di nazionalità afgana messe a rischio dall’arrivo dei Talebani.

Tommaso Claudi durante l'evacuazione all'aeroporto di Kabul

Nato a Camerino, nelle Marche, Claudi si laurea in Linguistica a Pavia e in Relazioni Internazionali all’Università Cattolica di Milano. Supera a pieni voti il concorso diplomatico e nel 2019, su sua richiesta, viene inviato a Kabul, con l’incarico di secondo segretario commerciale. E così a soli 31 anni Claudi, promosso in tutta fretta a console ad interim, si trova ad essere l’unico funzionario dell’ambasciata italiana rimasto sul campo in Afghanistan, a gestire una situazione enormemente complessa. Lo fa con dedizione, umanità, e competenza, prendendo decisioni opportune che salvano anche la vita dei militari italiani impegnati nelle operazioni di rimpatrio.

Le vicende dell’ultimo mese hanno fatto di Claudi un simbolo: quello di una nuova generazione di diplomatici italiani. Competenti ma anche appassionati, capaci di essere informali, di “sporcarsi le mani”, a volte anche con sprezzo del pericolo.

Come scrive Fabio Tonacci su Repubblica, sono “portatori sani di un nuovo concetto di rappresentanza internazionale che alla feluca preferisce un paio di scarpe sportive consumate e un giubbotto antiproiettile. Saltano i drink organizzati nei salotti con l’aria condizionata per salire sudati sui fuoristrada scassati dei convogli umanitari. Scansano le chiacchiere e i grandi discorsi di geopolitica, vanno sul campo, ci mettono il corpo. La prima parola di italiano pronunciata in certi angoli sperduti del mondo è la loro. Ed è una parola di pace, di solidarietà, di inclusione.”

Attanasio
Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano in Congo ucciso lo scorso febbraio

Viene naturale il paragone con Luca Attanasio, il giovane ambasciatore tragicamente ucciso in un agguato nella Repubblica Democratica del Congo lo scorso 22 febbraio. Anche Attanasio si era scelto un luogo difficile, per amore del suo lavoro e di quella terra lontana. Era l’unico diplomatico presente nell’ambasciata a Kinshasa. “Fare l’ambasciatore è un po’ come una missione. Quando sei un rappresentante delle istituzioni hai il dovere morale di dare l’esempio”, diceva.

Una missione che, dati alla mano, è spesso svolta in condizioni non ottimali. Come scrivono bene Francesco Maselli e Marco Fattorini su Linkiesta, nonostante la rete diplomatica italiana sia la terza in Europa, dopo quelle di Francia e Germania, “le risorse non sono all’altezza dei bisogni e delle ambizioni.” Rispetto ai partner europei, l’Italia spende di meno, ha meno risorse e meno funzionari. Con la conseguenza che i nostri diplomatici sono spesso costretti ad arrangiarsi. E la buona volontà non sempre riesce a compensare la scarsità di mezzi. Chissà che il sacrificio di Attanasio e la forza di Claudi non diano una spinta verso un necessario cambio di passo.

L’immagine in copertina è di ©Ansa.