Da Milano alla Mecca in bici: il viaggio di Sandro Rabat, studente di medicina che raccoglie fondi a sostegno di bambini siriani profughi in Turchia.


Sandro Rabat, studente di medicina
Sandro Rabat, studente di medicina

È finalmente giunto a destinazione Sandro Rabat, lo studente di medicina che ha scelto di abbandonare temporaneamente gli studi per intraprendere un viaggio alla ricerca di solidarietà.

Partito da Milano lo scorso 28 febbraio, passando per la Puglia per poi sbarcare in Giordania e arrivare in Arabia Saudita, dopo lunghi e faticosi giorni passati in solitaria in bicicletta Sandro ha raggiunto la destinazione finale: la Mecca.

La missione fa parte del progetto umanitario “Dona un futuro” della onlus Amal – che significa “speranza” in arabo -, fondata dallo stesso Sandro, avente lo scopo di raccogliere 100.000 euro per costruire un primo centro di istruzione e accoglienza gratuito dedicato a bambini e ragazzi profughi al confine turco-siriano, per donare loro un futuro migliore.

La scelta del luogo sacro come meta finale è stata ispirata da grandi teologi come Al-Ghazali o viaggiatori come Ibn Battuta, che Sandro, da musulmano, segue come esempio per dare un senso profondo alla sua impresa.

La bicicletta con cui Sandro Rabat ha compiuto il suo viaggio
La bicicletta con cui Sandro Rabat ha compiuto il suo viaggio

Attraverso questa esperienza, il giovane ventiseienne ha voluto lanciare un messaggio di sensibilizzazione sulla condizione dei profughi che – come Sandro in questi due mesi – durante la fuga alla ricerca di condizioni di vita migliori, devono scontrarsi con le tante difficoltà che comporta il percorso.

Portando con sé solo una tenda e un sacco a pelo, oltre a cibo e pochi soldi, durante il viaggio da 3.500 km il giovane ha dovuto affrontare diverse sfide: spese aggiuntive per sostare qualche notte in hotel, danni alla bicicletta, forte vento, pioggia battente, neve, fango, salite e cadute.

Un avventura che ha messo a dura prova l’energia fisica e mentale di Sandro, ma che al tempo stesso ha dato prova della smisurata solidarietà e gentilezza che ha ricevuto lungo la strada: è stato ospitato diverse volte in case, ha dormito in una moschea aperta appositamente per lui e una volta in tenda, gli sono stati offerti bevande, cibo e calore. 

Sento che non esista modo migliore di giungere ad un luogo così sacro se non attraversando terre straniere scoprendone gli abitanti“, ha commentato Sandro.

Sandro Rabat in un campo profughi in Siria
Sandro Rabat in un campo profughi in Siria

Nato in Italia da madre portoghese e padre siriano, Sandro Rabat ha iniziato a viaggiare in bicicletta dal 2017. Inizia la sua  avventura in Siberia, attraverso un viaggio durato sette mesi, per poi continuare in Cina, Malesia e arrivare in India. Qui, dopo aver visitato il primo centro di pediatria oncologica indiano, lancia il suo primo progetto umanitario “Dona un sorriso”.

Al ritorno in Italia, scosso da questa esperienza, decide di ripartire per il confine turco-siriano, da Istanbul alla valle di Kilis, per visitare i bimbi rifugiati dei campi profughi e donare loro giocattoli e vestiti.

A loro promette il suo ritorno con un progetto concreto per aiutarli, ovvero “Dona un futuro”, per regalare a loro una scuola gratuita per offrire insegnamento e assistenza psicologica.

La causa portata avanti da Sandro può essere sostenuta attraverso la condivisione della sua storia sui social e attraverso le donazioni per la raccolta fondi, che fino ad oggi ha raggiunto circa 15.000 euro.

Articolo di Alessia Podeschi