Un progetto dell’ONU promuove l’imprenditoria femminile e l’economia locale in regioni isolate dell’Afghanistan, nonostante i talebani. Ne fa parte anche l’azienda comasca Ratti, leader globale nel settore dei tessuti.


Sostenere piccole realtà artigianali, spesso a guida femminile, situate nelle aree più povere del mondo, fornendo loro una formazione e mettendole in contatto con i grandi brand internazionali della moda: questo è lo scopo della Ethical Fashion Initiative (EFI). Lanciata nel 2009 dall’ International Trade Centre, un’organizzazione fondata dalle Nazioni Unite e dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, EFI mira a creare occupazione in comunità marginalizzate, promuovendo la conservazione di tecniche di produzione tradizionali e lo sviluppo di talenti locali, sotto l’egida dello slogan “no charity, just work”. 

Una donna coinvolta nel progetto di EFI e Ratti in Afghanistan
Una donna coinvolta nel progetto di EFI e Ratti in Afghanistan

Il progetto si inserisce nel contesto più ampio dell’Agenda 2030 dell’ONU, un programma d’azione che include 17 obiettivi di sviluppo sostenibile in ambito ambientale, economico, sociale e istituzionale da raggiungere, appunto, entro il 2030.

In questo senso, EFI contribuisce alla promozione di 8 di questi obiettivi, con particolare attenzione all’empowerment femminile, alla promozione di condizioni lavorative dignitose e di istruzione di qualità, con l’intento di permettere agli artigiani e ai designer coinvolti di accedere al mercato internazionale, creando rapporti con brand internazionali basati su una crescita professionale ma anche umana. Nel tempo, EFI si è allargata, arrivando a comprendere progetti avviati, ad esempio, in Burkina Faso, Haiti, Mali Afghanistan, dove 3500 donne hanno ricevuto una formazione sulla sericoltura e dei bachi da seta con cui dare vita ad un loro business. 

Tra le aziende selezionate da EFI vi è l’italiana Ratti, storica realtà comasca leader nella creazione, produzione e distribuzione di tessuti nel mondo, nota per la sua attenzione alle realtà locali.

Una sciarpa prodotta grazie al progetto The Peace Scarf, lanciato da Ratti ed EFI in Afghanistan
Una sciarpa prodotta grazie al progetto The Peace Scarf

Con EFI, Ratti ha avviato in Afghanistan il programma “The Peace Scarf”, con l’obiettivo di sostenere l’indipendenza economica di artigiane locali grazie alla produzione di seta. Trenta produttrici hanno ricevuto così assistenza qualificata, che ha permesso loro di migliorare i processi produttivi e la qualità del prodotto

Come scrive il giornalista Ferruccio Pinotti, che per primo ha raccontato questa bella storia di cooperazione in un articolo per il Corriere della Sera, “in un momento drammatico quale quello dell’affermazione del regime talebano in Afghanistan, ci sono realtà italiane che sostengono le donne afghane, cercando di fare sì che possano continuare a lavorare e a mantenere la propria dignità, contribuendo al contempo al sostentamento di famiglie stremate dalla guerra.” 

Fabrizio Goggi, responsabile comunicazione di Ratti, spiega a Pinotti che The Peace Scarf vuole “dar vita ad un prodotto in seta che grazie all’esperienza tecnica in ambito stampa di Ratti e alla sapiente maestria dei propri artigiani acquista valore diventando un unicum per bellezza e stile. È un connubio tra savoir-faire artigianale afghano e talento creativo dell’azienda di Guanzate per un prodotto classico interpretato in chiave contemporanea.” 

Una donna coinvolta nel progetto di EFI e Ratti in Afghanistan

La volontà di EFI e delle aziende coinvolte è quella di mantenere vivo il progetto, nonostante le difficili condizioni sul campo: si guarda alla primavera del 2022, quando verrà avviata la nuova campagna di produzione dei bachi da seta, che come spiega Stefano Cipriani, funzionario ONU responsabile di EFI in Afghanistan, si integra bene con la coltura dello zafferano, componente fondamentale dell’economia agricola locale. 

La speranza in un futuro migliore per l’Afghanistan, in cui diritti e opportunità siano garantiti per tutti, non si spegne. Ed è anche merito, nel piccolo, di una realtà italiana, che dimostra quanto la capacità delle aziende di mettersi in gioco e condividere il proprio know-how possa fare la differenza nella vita delle persone