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Luigi di Maio con il Primo Ministro Moctar Ouane

Il Ministro degli Esteri Luigi di Maio si è recato ieri a Bamako, capitale del Mali, per una visita della durata di due giorni, volta a rafforzare la collaborazione bilaterale in materia migratoria e di sicurezza. La missione prevedeva una serie di incontri con le autorità maliane: ieri, Di Maio ha parlato con il Primo Ministro Moctar Ouane, il Ministro degli Esteri Zeini Moulaye e il Ministro dei Maliani all’Estero e dell’Integrazione Africana Alhamdou Ag Ilyene. Nella giornata di oggi i colloqui sono proseguiti con il Presidente della Transizione Bah N’Daw e il Vice Presidente Assimi Goita.

Come si legge in una nota della Farnesina, il Mali è un partner strategico dell’Italia su molti dossier prioritari come la Libia, la gestione dei flussi migratori e la stabilità del Sahel, quel territorio a nord dell’Africa subsahariana che include Mali, Burkina Faso, Ciad, Mauritania e Niger. Proprio alla regione del Sahel la politica estera italiana guarda con crescente interesse, in particolare a causa della sua posizione centrale nelle rotte migratorie dirette verso il Mediterraneo. L’attivismo italiano nella regione è dimostrato dalla recente conclusione di accordi di cooperazione politico-militare con Niger e Burkina Faso, nonché dall’apertura di nuove ambasciate, compresa una in Mali.

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Luigi Di Maio con il Ministro dei Maliani all’Estero e dell’Integrazione Africana Alhamdou Ag Ilyene

Il Mali è la chiave di volta per la stabilità del Sahel e per questo abbiamo deciso di aprire una Ambasciata a Bamako. La nostra Rappresentanza diplomatica ci consentirà infatti di approfondire il partenariato bilaterale in tutti i settori: politico, economico e di sicurezza, dove le eccellenze imprenditoriali italiane possono fornire un forte valore aggiunto in settori chiave quale, ad esempio, quello delle energie rinnovabiliha dichiarato Di Maio a La Stampa.

Del resto, come scrive Bernardo Venturi, il Sahel è passato in pochi anni “da area semi-sconosciuta e marginale nelle relazioni internazionali con l’Africa occidentale, ad area strategica” per i paesi europei: complice l’estrema fragilità dei paesi del cosiddetto G5 Sahel, caratterizzati da una difficile situazione economica e piagati dalla presenza di gruppi terroristici di matrice jihadista che rendono la regione estremamente insicura e permeabile a traffici illeciti di varia natura.

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Addestramenti congiunti tra forze militari italiane e maliane

L’impegno della comunità internazionale a sostegno degli stati del Sahel, si è concretizzato in una significativa presenza militare. L’attore europeo maggiormente coinvolto è la Francia, che alla necessità di contrastare l’estremismo unisce interessi politici e commerciali da ex potenza coloniale. Le forze militari francesi sostengono l’alleanza G5 Sahel con l’operazione Barkhane, che conta attualmente 5.100 unità. Accanto a questa si aggiungono la missione di peacekeeping dell’ONU MINUSMA e la European Union Training Mission (EUTM – MALI), operazione europea di addestramento delle forze armate maliane, che vedono una importante partecipazione italiana.

A riprova della volontà dell’Italia di impegnarsi maggiormente nella regione, di recente Roma ha acconsentito a inviare un contingente italiano per prendere parte alla Task Force Takuba, una costola dell’operazione Barkhane con cui Parigi mira ad ottenere un maggiore coinvolgimento europeo in particolare nella zona di Liptako-Gourma, un triangolo di territorio al confine tra Mali, Niger e Burkina Faso dove si concentrano le violenze dei gruppi estremisti.  Nelle parole del ministro della Difesa Lorenzo Guerini, l’invio è “nell’ambito di una strategia più ampia e organica con cui il nostro Paese agisce su quello che ormai può essere definito il fronte Sud avanzato della difesa dell’Europa da instabilità e infiltrazioni”.

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La meravigliosa Grande Moschea di Djenné, in Mali

La visita di Di Maio in Mali rappresenta dunque un ulteriore passo nel rafforzare la presenza italiana nel Sahel, un percorso iniziato da qualche anno e sicuramente rafforzato dalla volontà, espressa dal Presidente del Consiglio Mario Draghi nel suo discorso di insediamento, di dare maggiore attenzione alla regione del Mediterraneo allargato, nel quadro di una solida collocazione europea.

Infine, la missione ha voluto sottolineare l’importanza che tutta l’Africa riveste per l’Italia: lo dimostra l’attenzione speciale che sarà dedicata al continente africano dalla Presidenza Italiana del G20, durante la quale si terrà una sessione dedicata nello specifico al continente africano. A ciò si aggiunge la terza edizione della Conferenza Italia-Africa che si svolgerà a Roma il 7-8 ottobre. L’iniziativa sarà dedicata ai temi climatici, alla luce della co-presidenza italiana della Cop26.