Di Leonardo Brembilla

Libia: lo scorso giovedì 22 aprile, a Roma, il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha accolto l’omologa libica Najla Al Mangush, in quella che è stata la prima visita in Italia di un esponente del nuovo Governo di Unità Nazionale (GUN) libico e una delle prime visite all’estero della Ministra fresca di nomina.

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Luigi Di Maio con la ministra libica Najla Al Mangush

Il Governo di Unità Nazionale libico si è insediato soltanto lo scorso mese, dando una svolta tanto decisa quanto insperata alle complesse vicende della Libia e promettendo di portare stabilità ad un paese sconvolto dal conflitto che si trascina dal 2011, in seguito alla caduta del regime di Muhammar Gheddafi. Il nuovo governo ad interim guidato dal premier Abdul Hamid Dbeibah si trova di fronte ad una sfida davvero complessa: portare a termine il percorso, per ora soltanto avviato, di riunificazione e pacificazione nazionale e ricostruire quasi da zero l’economia e la macchina statale, in modo da poter tornare a fornire ai cittadini libici quantomeno i servizi di base.

L’incontro tra i due Ministri degli Esteri, come ha sottolineato lo stesso Di Maio, dimostra l’importanza che la Libia ricopre per l’Italia. “Nell’incontro ho ribadito l’impegno dell’Italia per una stabilizzazione duratura della Libia attraverso un processo guidato dai libici e sostenuto dall’ONU” ha detto Di Maio, confermando la disponibilità dell’Italia a sostenere le prossime fasi della transizione e a ridare vita al partenariato già esistente con la Libia.

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Draghi al suo arrivo in Libia accolto dal premier Dbeibah

L’incontro di Roma si è inserito nel solco di una serie di contatti ad alto livello avvenuti nell’ultimo mese, tra cui la missione congiunta dello stesso Di Maio con i Ministri degli Esteri di Francia e Germania e la visita del Presidente del Consiglio Mario Draghi, la sua prima in un paese estero. Questi incontri rappresentano la prova di un rinnovato impegno italiano in Libia, che verrà ulteriormente sostenuto con il rafforzamento della struttura diplomatica italiana in Libia.

Dopo la progressiva marginalizzazione degli ultimi anni, frutto di calcoli diplomatici sbagliati e della sempre più ingombrante presenza della Turchia, capace di sostituirsi all’Italia come alleato chiave del GNA guidato da Fajez al-Serraj, il Governo Draghi mira dunque a recuperare il proprio ruolo di primo piano in Libia, sfruttando il momento favorevole per proporsi come partner affidabile nella ricostruzione del paese. La Libia diviene quindi il tassello centrale della politica mediterranea dell’Italia, in linea con la volontà, espressa dallo stesso Draghi durante il discorso di insediamento tenuto di fronte alle Camere, di dare nuova centralità al Mediterraneo allargato come priorità di politica estera.

Al termine dell’incontro con Dbeibah, Draghi ha parlato della volontà di “ricostruire un’antica amicizia”, affermando: “c’è la volontà di riportare l’’interscambio culturale ed economico con la Libia al livello che aveva otto anni fa. In altre parole, si vuole fare di questa partnership una guida per il futuro, nella piena sovranità della Libia”. Tradotto in parole concrete, il nuovo ruolo centrale dell’Italia in Libia passa da alcuni dossier cruciali.

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Draghi con il premier libico Abdul Hamid Dbeibah

La priorità assoluta è la sicurezza della Libia e dunque la definitiva archiviazione del conflitto, fondamentali per avviare la ricostruzione. Le priorità indicate dall’Italia alla Libia sono la stretta osservazione del cessate il fuoco, l’avvio di un effettivo processo di riconciliazione e soprattutto il ritiro di mercenari e combattenti stranieri dal suolo libico. La presenza di militari turchi e mercenari russi della compagnia Wagner rappresenta una preoccupazione anche per il GUN, che teme di non poter svolgere in piena libertà le elezioni previste per dicembre, altra tappa cruciale verso il ritorno alla normalità.

Al contempo, il governo italiano ha espresso la volontà di offrire sostegno economico in alcuni settori chiave dell’economia in cui l’Italia ha precisi interessi. Gli ambiti sono diversi: il settore energetico, in cui Eni rappresenta un attore di primo piano con importanti interessi in gioco; l’aviazione civile, visto l’interesse economico a riaprire i cieli della Libia al traffico aereo e il coinvolgimento del consorzio italiano Aeneas nella ricostruzione dell’aeroporto di Tripoli; le infrastrutture, con la costruzione di un’autostrada costiera che colleghi il confine con la Tunisia a quello con l’Egitto, una promessa già fatta nel 2008 dall’allora Presidente Berlusconi.

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L’ospedale militare italiano a Misurata, rimasto aperto durante la guerra civile.

Infine, altri temi rilevanti toccati sia da Draghi che da Di Maio in conferenza stampa sono la cooperazione in ambito sanitario, con la promessa di aiuti da parte italiana per superare la pandemia, la cooperazione culturale e il tema drammatico della gestione dei flussi migratori.

La Libia, dunque, rappresenta il principale banco di prova in politica estera per il governo Draghi. Se il governo, forte della credibilità internazionale di cui gode il Presidente del Consiglio, sarà in grado di sfruttare la favorevole congiuntura internazionale, con la nuova presidenza Biden negli USA e la ritrovata armonia europea sul dossier libico, e il momento propizio nelle vicende interne della Libia, avrà l’occasione di tornare davvero a contare nel Mediterraneo.