Il direttore dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e destinazione dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata, prefetto Bruno Corda, è intervenuto lo scorso 16 giugno alla tredicesima riunione del Gruppo di lavoro intergovernativo sulla prevenzione della corruzione delle Nazioni Unite presso il Centro internazionale di Vienna.

Il prefetto Corda all'ONU
Il prefetto Corda all’ONU

In questa occasione, riporta il Viminale, è stato presentato all’ONU il modello italiano in materia di utilizzo istituzionale e sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata, assolutamente unico a livello internazionale per volume e complessità.

Il prefetto Corda, in particolare, ha evidenziato il significato della restituzione dei beni confiscati, per l’utilizzo a fini sociali, alla comunità che ha subito la presenza del soggetto criminale, come quello del loro impiego per finalità istituzionali da parte degli enti statali e locali, segnalando tra l’altro la recente iniziativa, promossa dalla ministra Lamorgese, di utilizzo di beni confiscati per l’accoglienza dei profughi provenienti dall’Ucraina.

Beni confiscati: un grafico del Corriere della Sera su dati ANBSC
Grafico del Corriere della Sera su dati ANBSC

La partecipazione del prefetto Corda si inserisce nell’ambito dei numerosi incontri tenuti dall’Agenzia con delegazioni internazionali, interessate all’esperienza italiana in materia di riutilizzo sociale dei beni confiscati.

Il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità rappresenta un aspetto su cui l’Italia ha fatto scuola nel mondo, grazie all’esperienza e alle soluzioni innovative sviluppate nella lotta alle mafie.

Come scrive Daniela De Lorenzo su Linkiesta, “solo di recente in Europa sta crescendo la consapevolezza di dover far fronte alle organizzazioni criminali con adeguati strumenti legislativi, economici, ma anche culturali. La cultura antimafia al di fuori dell’Italia non si è mai sviluppata, sebbene sul territorio dell’Unione Europea risultino attive sia le principali organizzazioni criminali locali, internazionali, sia quelle italiane.”

Tuttavia, secondo un’indagine realizzata da Libera e presentata a Bruxelles lo scorso ottobre, le cose stanno cambiando.  La maggioranza degli Stati membri ha sperimentato solo il riutilizzo pubblico dei beni confiscati, mentre sono sette i paesi a cui Libera riconosce buone pratiche di riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati: Belgio, Bulgaria, Spagna, Romania, Francia, Paesi Bassi e – naturalmente – Italia.

beni confiscati alla mafia

Secondo Libera, le buone prassi dimostrano che la strada è quella giusta ma ancora c’è da fare.

Per questo, insieme alla rete “CHANCE – Civil Hub Against orgaNised crime in Europe” chiede alle istituzioni europee alcune misure: promuovere lo scambio di conoscenze e buone pratiche sulla gestione dei beni sequestrati/confiscati; prevedere e ricorrere maggiormente a misure di confisca non basate sulla condanna; creare un fondo dedicato al riutilizzo dei beni confiscati attraverso le politiche di coesione nel periodo di programmazione 2021-2027, favorendo la creazione di una strategia europea per la destinazione pubblica e sociale dei beni criminali.