Italia ed Eritrea sono legate da un rapporto profondo, e complesso. La content creator Winta Beyene, eritrea nata a Parma, parte dalla propria storia per raccontarlo.


Winta Beyene
©Winta Beyene

INDiplomacy ha raccontato tante storie di persone che, attraverso il proprio lavoro, o attività che svolgono, si fanno ambasciatrici dell’Italia nel mondo. Ci sono anche persone che lo diventano perché partendo dalle proprie origini, e dalla propria storia, sono capaci farsi ponte tra culture diverse.

È il caso di Winta Beyene. Nata a Parma da genitori eritrei, Winta ha lavorato per tanto tempo nel settore della moda, occupandosi di vendite prima e di visual merchandising poi. Oggi fa la content creator, continuando ad occuparsi di moda.

Da creativa, Winta Beyene utilizza molto Instagram per il suo lavoro. Ad un certo punto, però, ha preso la decisione di utilizzare il suo profilo anche in maniera più personale, partendo dalla sua esperienza di “ragazza eritrea nata in Italia”, come lei stessa si definisce, come spunto per raccontare la cultura eritrea in tutte le sue sfaccettature.

winta beyene
Winta Beyene con un abito tradizionale eritreo ©Winta Beyene

Molti italo-eritrei della mia generazione non hanno grande interesse a parlare dell’Eritrea, a raccontarla, ma per me riscoprire le mie radici è quasi un dovere” dice lei.

Il mio legame con l’Eritrea influisce molto su quello che sono, e anche su aspetti come il mio gusto estetico: un esempio è la mia passione per l’art déco, una corrente che ha lasciato tantissime tracce in Eritrea, come ho raccontato e mostrato più volte su Instagram. Per questo devo ringraziare i miei genitori, che hanno tenuto vivo il legame con la mia terra, insegnandomi la lingua. Raccontare l’Eritrea per me è una ricerca continua, una scoperta di sé.

L’idea di far compiere ai miei follower un viaggio virtuale in Eritrea è nata nel pieno della pandemia, durante il primo lockdown” racconta Winta.

 “L’ispirazione è venuta dal fatto che l’Eritrea è un paese davvero poco conosciuto: forse anche perché è indipendente da pochi anni, non viene quasi mai studiato in Italia. Quando dico che sono eritrea, spesso la risposta è “dov’è l’Eritrea”? Il progetto è sorto quindi dalla volontà di colmare questo buco e far conoscere il mio paese e la mia città, Asmara. Due anni dopo, a marzo 2022, sono finalmente tornata in Eritrea, e ho potuto raccontare molte cose del mio paese e della mia cultura.”

La Fiat Tagliero ad Asmara, un edificio futuristico che ricorda la forma di un aereo
La Fiat Tagliero ad Asmara, un edificio futuristico che ricorda la forma di un aereo

Il viaggio ha permesso a Winta di sviluppare un racconto personale e fortemente visivo, attraverso fotografie e video che riprendono le bellezze architettoniche e artistiche e la vita quotidiana di Asmara.

Al tempo stesso, le immagini che Winta pubblica raccontano una parte della nostra storia che conosciamo poco, e spesso cerchiamo di dimenticare, ma che in Eritrea ha lasciato tracce visibili ancora oggi.

Sono le tracce del colonialismo. Tracce innanzitutto architettoniche, che Winta ci mostra passeggiando per Asmara: edifici affascinanti e carichi di storia, come il Cinema Odeon, costruito nel 1937 dagli architetti Giuseppe Zacche e Giuseppe Borziani; l’Albergo Italia, che risale al 1899; la Posta Centrale di Asmara; o la Fiat Tagliero, una stazione di servizio in stile futurista progettata dall’ingegnere Giuseppe Pettazzi, che oggi fa parte del Patrimonio dell’Unesco.

La Posta Centrale di Asmara, edificio in stile Art Deco
La Posta Centrale di Asmara, edificio in stile Art Déco

In altri casi, le tracce di cui Winta ci racconta sono più profonde. Le vediamo nella diffusione della lingua italiana, ancora molto parlata nel paese, e che talvolta si mischia alla lingua locale: non è inusuale imbattersi per le strade in insegne, cartelli, indicazioni in italiano. Oppure le ritroviamo nelle esperienze di vita delle persone: come la storia della signora Gina, arrivata ad Asmara quando aveva 2 anni, e che ancora gestisce il negozio di parrucchiera aperto con il marito Gianni nel 1950; oppure la storia della famiglia di Winta, con il padre Simon, ciclista, che si trasferì in Italia per inseguire la propria carriera da sportivo professionista.

Quella che la presenza italiana ha lasciato in Eritrea è un’eredità importante e complessa. Eppure, il nostro legame con questo paese viene molte volte ignorato, così come vengono ignorate le responsabilità dei colonizzatori italiani, le violenze e l’oppressione nei confronti della popolazione locale.

L'interno dell'Albergo Italia
L’interno dell’Albergo Italia

È un peccato non studiare il passato che Italia ed Eritrea hanno condiviso. È una cosa che mi rattrista. La reazione dei miei follower e dei miei amici di fronte al racconto del mio viaggio è spesso stata di stupore: tantissimi non conoscevano la bellezza dell’Eritrea, il grande patrimonio architettonico risalente al periodo coloniale e il fatto che ancora molti, in Eritrea, parlano italiano. Tante persone, anche giovani, hanno frequentato le scuole italiane, hanno lavorato con italiani, o hanno parenti che vivono in Italia. L’Italia e l’Eritrea hanno un rapporto storico che si potrebbe coltivare di più: un patrimonio che oggi rischia di essere trascurato” conclude Winta.


Per scoprire i contenuti pubblicati da Winta Beyene, visitate il suo profilo Instagram.