Con il Summit di Roma del 30 e 31 ottobre si è concluso il primo G20 a presidenza italiana. Un banco di prova importante per il nostro paese e l’occasione per trovare soluzioni condivise per pandemia e crisi climatica.


Di Leonardo Brembilla

Finalmente, dopo un anno di lavori preparatori, negoziazioni e sessioni ministeriali, il G20 a guida italiana è giunto a conclusione con il summit dei capi di Stato e di Governo che si è tenuto a Roma il 31 e 31 ottobre. 

La foto di gruppo dei leader del G20 con gli operatori sanitari
La foto di gruppo dei leader del G20 con gli operatori sanitari

Nella mattinata di sabato i leader sono arrivati al Convention Center “La Nuvola”, all’EUR, accolti dal Presidente del Consiglio Mario Draghi in veste di padrone di casa. Dopo le foto di rito ed uno scatto di gruppo con una delegazione di operatori sanitari, Draghi ha aperto i lavori del primo G20 italiano. “È bello vedervi qui dopo questi anni difficili per la comunità globale” ha detto il presidente italiano. “La pandemia ci ha mantenuti distanti. E prima ancora, lo hanno fatto il protezionismo, l’unilateralismo, il nazionalismo. Ma più andiamo avanti con le sfide, più risulta chiaro che il multilateralismo è la risposta migliore ai problemi che affrontiamo oggi”. 

Nel frangente attuale, la comunità internazionale si trova di fronte a sfide complesse, come la ripresa post pandemia e il contrasto alla crisi climatica: sfide che non possono essere affrontate dai singoli stati, ma richiedono una gestione collettiva. Il G20 si è dimostrato negli anni un forum efficace per affrontare problemi globali, come avvenne con la crisi finanziaria del 2011. Le aspettative per il summit di quest’anno erano dunque alte. 

I dossier sul tavolo dei leader internazionali erano molti, ma in linea con le tre parole chiave del G20 – Persone, Pianeta, Prosperità – i lavori si sono concentrati soprattutto su pandemia e ambiente. Particolare attenzione è stata poi data ai temi economico-finanziari, che rappresentano la competenza originaria del G20, nato nel 1999 proprio come riunione dei ministri delle finanze.  

Le parole con cui Mario Draghi ha aperto il Summit di Roma

Quali sono dunque i risultati del summit di Roma? Possiamo dire, come hanno sostenuto il Presidente USA Biden e lo stesso Draghi, che il G20 a guida italiana sia stato un successo? 

A ben guardare, è proprio sull’aspetto finanziario che si registrano i risultati più incoraggianti, a partire dall’approvazione di una global minimum tax del 15% per le multinazionali. La tassa, che dovrà entrare in vigore nel 2023, prevede un meccanismo di redistribuzione dei proventi (circa 120 miliardi di euro) dai paesi in cui le aziende hanno la sede legale a quelli in cui i prodotti vengono venduti. Si tratta di un risultato non scontato, frutto di lunghe negoziazioni e necessari compromessi, che affronta un problema che da anni solleva dibattiti infuocati.

Altra decisione importante è stata quella di posticipare nuovamente il ripagamento degli interessi sul debito da parte dei paesi più poveri, così come l’approvazione di un meccanismo per prevenire il default dei paesi in via di sviluppo. L’esplosione del debito pubblico rappresenta una delle maggiori preoccupazioni per la tenuta del sistema finanziario globale. 

Per quanto riguarda invece il contrasto alla pandemia, qualche nota positiva è arrivata. La presidenza italiana ha voluto rilanciare i Principi della Dichiarazione di Roma, adottata durante il Global Health Summit dello scorso maggio, con l’obiettivo di rafforzare la governance globale della salute e migliorare il coordinamento tra le autorità sanitarie e quelle finanziarie.  In questo senso, è stata accolta con favore la proposta di istituire una Task Force globale congiunta su Salute e Finanze.

Il tavolo ovale dove si sono svolte le sessioni plenarie del summit del G20
Il tavolo ovale dove si sono svolte le sessioni plenarie del summit

I paesi del G20 hanno inoltre concordato sulla necessità di accelerare la vaccinazione della popolazione mondiale. Rilanciando sulla tabella di marcia dell’OMS, che prevede la vaccinazione di almeno il 40% della popolazione globale entro il 2021, i paesi del G20 si sono dati come obiettivo quello di vaccinare il 70% della popolazione del mondo entro il 2022: risultati raggiungibili, ma che richiedono uno sforzo per vaccinare anche i paesi meno ricchi, attraverso programmi di donazioni come Covax e il trasferimento di tecnologie e risorse nelle zone meno sviluppate. 

Sull’ambiente, l’altro dossier fondamentale all’esame dei leader, i risultati sono stati meno incoraggianti. Il G20 si è tenuto appena prima della COP26, dove si prenderanno decisioni vincolanti sul clima e sugli impegni dei singoli stati. La speranza, insomma, era che il G20 “creasse quel consenso politico tra i 20 grandi del mondo (responsabili di circa l’80% di emissioni) che rendesse più facile i lavori della COP”, come scrive l’ISPI. Un clima di intesa che tuttavia non si è materializzato, anche a causa della ritrosia di Cina e India, portandoun comunicato finale vago negli obiettivi.  

In conclusione, quello che si può trarre è un bilancio positivo, in particolare se si considerano le condizioni di partenza e l’assenza, annunciata ma comunque significativa, dei due leader di Cina e Russia. Inoltre, è bene ricordare che “nel rintracciare i risultati del G20 è necessario guardare all’intero lavoro svolto quest’anno e ai tanti incontri a latere del vertice stesso”, come spiega ancora l’ISPI.  

mario draghi dopo il g20 straordinario sull'afghanistan

Certamente, Mario Draghi è riuscito nell’intento di accelerare la trasformazione del G20 da un forum prettamente finanziario ad una sede in cui discutere problemi di natura (geo)politica, come dimostrato con il vertice straordinario sull’Afghanistan. 

Tuttavia, si poteva certamente ottenere di più, in particolare sull’ambiente, forse il tema che maggiormente richiede impegni coraggiosi e concreti da parte della comunità internazionale. Come ha poi sottolineato lo stesso Draghi, gli impegni presi al G20 non sono vincolanti: la sfida vera, ora, sarà rispettare le promesse fatte